Una soluzione contro la crisi: "Ci licenziate? E noi rileviamo l'azienda"

La storia di Luca Bellei e degli operai-imprenditori della Greslab di Scandiano

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Workers buyout (Fotolia)
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Workers buyout (Fotolia)

“Essere allo stesso tempo operaio e amministratore diun’azienda è una grossa responsabilità. Bisogna capire come funzionaun’impresa, studiare tanto, prendere decisioni impegnative. Io mi impegno almassimo e cerco di migliorarmi ogni giorno”. Dal giugno del 2011, Luca Bellei,49 anni, fa due mestieri: lavora come fuochista per Greslab, una cooperativa diScandiano (Reggio Emilia) attiva nella produzione di piastrelle in gresporcellanato per pavimenti, e contemporaneamente, in quanto socio lavoratore, èuno degli undici consiglieri d’amministrazione della società in cui prestaservizio. Bellei si trova a svolgere questo doppio ruolo perché con altricolleghi ha costituito una cooperativa e ha rilevato l’azienda di cui eradipendente, Optima (ex Ceramica Magica), che aveva già chiesto il concordatopreventivo ed era prossima alla chiusura.

La strategia adottata da Luca e i suoi compagni di lavoro è definita “workersbuyout” e consiste appunto nell’acquisizione di un’impresa da parte dei suoidipendenti, che in questo modo diventano lavoratori/imprenditori. In un periodoin cui la crisi picchia duro e alcune imprese sono costrette a chiudere e alicenziare i propri dipendenti, lo strumento del “workers buyout” stadiventando una soluzione sempre più frequente. I rischi, in un’avventura delgenere, non mancano: il più significativo, qualora le cose non vadano bene, èquello di veder sfumare non solo il proprio lavoro ma anche i risparmi e isussidi di mobilità impiegati per l’acquisto. Fortunatamente però sonoaltrettanto alte le probabilità di successo. Per ora, nel caso di Greslab, Belleie i suoi soci sono riusciti a far riaprire gli stabilimenti dopo uno stallo didue anni e ad allontanare – si spera per sempre – lo spettro delladisoccupazione. Il lavoro da fare è tanto, ma le prospettive – ci ha spiegatoLuca - sono ottimistiche.

La singolare esperienza di Bellei e della cooperativa Greslab inizia nell’estate2008, quando Optima Spa, la ditta di ceramiche in cui lavoravano Luca e i suoicolleghi, va in crisi. L’azienda viene posta in liquidazione e concordato preventivoe si appresta a chiudere. Per gli operai vengono attivate le procedure dimobilità. E’ in questo momento, alla fine del 2008, che a Bellei e ad altrilavoratori viene in mente di salvare l’azienda e il loro posto di lavoroattraverso un’acquisizione.

Luca Bellei ci ha raccontato in un’intervista come sono andate le cose.

Come è nato il progetto di rilevarel’azienda in cui lavoravate?
"Alla fine del 2008, quando stava per partire il periodo di cassa integrazione,con altri 28 operai abbiamo chiesto a un commercialista in provincia di ReggioEmilia quali fossero le possibilità di formare una cooperativa, accedere aifinanziamenti di LegaCoop e acquisire il ramo d’azienda produttivo di Optima,ex Ceramica Magica. Quando abbiamo saputo che la cosa era fattibile, abbiamofondato la cooperativa GresLab e abbiamo cominciato una lunga trattativa permandare in porto l’operazione. Di lì a poco, per i dipendenti dell’impresa -eravamo una sessantina - è iniziato un anno di cassa integrazione ordinaria e,nel 2010, uno di cassa integrazione straordinaria".

Come avete raccolto il denaro necessario?
“Abbiamo riscattato dall’Inps l’indennità di mobilità e l’abbiamo impegnata inquesto progetto. Se ci si mette in proprio, si può fare. Ed è possibile ancheper le società di capitali, purché siano cooperative. Abbiamo raccolto unmilione e mezzo di euro e con l’aiuto di LegaCoop e degli altri finanziatori siamoarrivati alla quota necessaria per affittare il ramo d’azienda e quindiacquisirlo. E’ andata bene: il primo giugno del 2011 abbiamo riaperto glistabilimenti”

Nello specifico, tra i soci finanziatori rientrano Coopfond,il fondo mutualistico per la promozione e lo sviluppo cooperativo di Legacoop,Cfi, investitore istituzionale in capitale di rischio (dedicato alle impresecooperative) partecipato dal ministero per lo Sviluppo economico e tre societàcommerciali del settore (Powergres, Ceramiche Moma e XLStyle). I partnerfinanziari sono Ugf, che ha fornito le fideiussioni per i fornitori, BancaEtica, che ha aperto due linee di finanziamento start-up, e Cooperfidi, che hafornito, col supporto della Regione Emilia Romagna, le coperture a garanzia.

Quanti di voi si sono imbarcati in quest’avventura?
"Complessivamente siamo 36-38. I soci lavoratori, come me, sono 28. Poi ci sono isoci finanziatori e alcuni dipendenti che abbiamo assunto nel momento in cuiabbiamo rilevato il ramo d’azienda. Altri dipendenti si trovano in cassaintegrazione fino a maggio, quando verranno assorbiti regolarmente in azienda.Come soci finanziatori ci sono 3 società commerciali di ceramiche della zona chehanno deciso di portare la produzione da noi. Loro non avevano un’identitàproduttiva, commissionavano i lavori a società per conto terzi. Puntando su dinoi, in quanto soci finanziatori godono di un piccolo sconto nel listino prezzie possono contare sulla nostra professionalità e sulla nostra esperienza. Primadella crisi, Ceramica magica era un marchio storico nel settore delleceramiche". 

C’erano alternative aquesta soluzione del “workers buyout”?
"L’unica alternativa per molti di noi sarebbe stata probabilmente ladisoccupazione. Non è che avessimo tanta scelta quindi. D’altronde bastapensare alla situazione del comprensorio delle ceramiche in questa zona. Lacrisi si è fatta sentire in modo pesante. Solo in provincia di Reggio Emilia sisono persi dal 2008 mille posti di lavoro strutturali. E nessuno è in grado diconteggiare le perdite occupazionali nell’indotto".

Quali sono adesso leprospettive?
"In questo momento si alternano luci e ombre. Le ombre sonorappresentate dalla situazione di mercato, che è ancora traballante, dalladifficoltà che incontrano tutte le imprese, soprattutto nell’avere accesso delcredito. Le luci, e quindi, le buone prospettive, sono le risposte positive cheriscontra il nostro progetto. Secondo i nostri piani, già all’inizio del 2012avremo i primi buoni risultati dal punto di vista economico". 


Da operai aimprenditori: come si impara a gestire una grossa azienda da un giornoall’altro?
"Bisogna studiare, studiare tanto. Cercare di capire come funzionaun’impresa. Noi ci facciamo seguire da LegaCoop e dal commercialista che ci haaiutato fin dall’inizio. Inoltre, tra di noi c’è chi già aveva una certaesperienza in ambito dirigenziale. Il presidente della cooperativa, AntonioCaselli, era per esempio il direttore del personale. E io stesso, in passato,avevo gestito una piccola attività in proprio".

Come vive questodoppio ruolo di manager e lavoratore?
"Sento un grosso senso di responsabilità verso i miei colleghi, mi impegno almassimo. Sto studiando, cerco ogni giorno di migliorarmi. Non è facile staredavanti al forno di cottura delle piastrelle e poi prendere decisioni impegnativein consiglio di amministrazione. Io poi ho vissuto quest’esperienza in modoparticolare. La situazione era nata anomala di suo. Io ero rappresentantesindacale in azienda e ho vissuto tutta la trattativa in prima persona: da unaparte rappresentavo i lavoratori, dall’altra ero uno dei soci che siapprestavano a fare l’acquisizione".


Qual è stata, in quest’esperienza, la suapiù grande soddisfazione personale?
“Senza dubbio la riapertura dello stabilimento dopo dueanni. Stare in cassa integrazione per questo periodo di tempo così lungo èstato pesantissimo, drammatico per tutti. Riavviare gli impianti è stata unagioia, una grandissima soddisfazione”.

E la maggiore difficoltà?
"Il momento più difficile per me è stato durante la trattativa, perché una partedei lavoratori della vecchia azienda, 7-8 persone, non voleva aderire allanostra iniziativa e bisognava ovviamente trovare un accordo per tutelare ancheloro. E’ stato molto brutto".

Il “workers buyout” può essere la soluzionecontro la crisi?
"E’ sicuramente un’ottima risposta. Ma serve coraggio e sopratutto devonosussistere tutte le condizioni necessarie. Mi riferisco in particolare al denaro.Per esempio, il settore in cui lavoro io, la ceramica, sposta ingenti risorsema ha anche bisogno di grandi capitali. Se non li si trova diventa piuttostoimpegnativo rilevare un’azienda".  

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